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Eugenio Montale e la poesia per il suo amore perduto

Eugenio Montale   scrisse una poesia toccante intitolata “ Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” . E’ la n°5 di  Xenia , dedicata alla moglie  Drusilla Tanzi , composta nel 1967. Ma questa è molto più di una poesia dedicata all’amata. E’ un percorso di vita fatto insieme, il discorso di un uomo che ha vissuto con sua moglie, che ha affrontato le difficoltà insieme a lei e che ora si sente solo. Un vuoto che pesa ad ogni gradino sempre di più. La discesa solitaria dalla scala della vita nella quale prima era accompagnato dalla moglie alla quale lui dava il braccio ma era lei a dargli forza. E’ la poesia di due anime che si completavano a vicenda, che insieme potevano arrivare dove volevano. Un amore eterno fissato per sempre in quelle parole, dove Eugenio Montale confessa alla moglie che era lei la luce che lo guidava. Il simbolo delle  scale , l’eterno contatto tra cielo e terra, l’arcobaleno della vita, raccoglie l’...

Poesie / "L'uomo nero" di Sergej A. Esenin

Amico mio, amico mio, sono molto molto malato. Io stesso non so da dove mi venga questo male. Se sia il vento che sibila sul campo vuoto e deserto, forse, come a settembre al boschetto, è l'alcool che sgretola il cervello. La mia testa sventola le orecchie, come fa un uccello con le ali. La mia testa non è più capace di ciondolarsi sul collo. Un uomo nero, nero, nero, un uomo nero si siede sul mio letto, un uomo nero non mi lascia dormire per tutta la notte. L'uomo nero scorre il dito su un libro turpe e, con canto nasale sopra di me, come un monaco su un morto, mi legge la vita di un certo mascalzone e furfante, cacciando nell'anima angoscia e paura. L'uomo nero nero, nero... "Ascolta, ascolta, - mi farfuglia, - nel libro ci sono molti bellissimi pensieri e progetti. Quest'uomo viveva nel paese dei più repellenti teppisti e ciarlatani. In dicembre in quel paese la neve è pura fino al demonio...

Poesia "L'uomo nero" di S. A. Esenin

Amico mio, amico mio, sono molto molto malato. Io stesso non so da dove mi venga questo male. Se sia il vento che sibila sul campo vuoto e deserto, forse, come a settembre al boschetto, è l'alcool che sgretola il cervello. La mia testa sventola le orecchie, come fa un uccello con le ali. La mia testa non è più capace di ciondolarsi sul collo. Un uomo nero, nero, nero, un uomo nero si siede sul mio letto, un uomo nero non mi lascia dormire per tutta la notte. L'uomo nero scorre il dito su un libro turpe e, con canto nasale sopra di me, come un monaco su un morto, mi legge la vita di un certo mascalzone e furfante, cacciando nell'anima angoscia e paura. L'uomo nero nero, nero... "Ascolta, ascolta, - mi farfuglia, - nel libro ci sono molti bellissimi pensieri e progetti. Quest'uomo viveva nel paese dei più repellenti teppisti e ciarlatani. In dicembre in quel paese la neve è pura fino al demon...