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Uova per tutti i gusti

Uno studio ha analizzato le basi della diversità morfologica osservata nelle uova La copertina di Science di inizio estate raffigurava una distesa di uova variopinte. Non era un omaggio pasquale fuori stagione. La festosa immagine trasmetteva di primo acchito un messaggio di diversità: uova di varie dimensioni e forme, tondeggianti, oblunghe, asimmetriche, ellittiche, coniche. Uova per tutti i gusti. Dunque ciascuno perfetto a modo suo? Non proprio. Nel racconto dell’evoluzione ci si fa spesso prendere dall’entusiasmo dipingendo i meravigliosi adattamenti delle specie come se fossero opera di suprema e impeccabile ingegneria. Talvolta lo sono, ma non di norma, e per alcune precise ragioni. Charles Darwin scrisse a più riprese che l’evoluzione non ambisce alla perfezione, ma fa quello che può con il materiale a disposizione. Il processo selettivo non agisce su singoli tratti isolati, come se gli organismi fossero una collezione di atomi funzionali...

Riciclare per crescere

Un gene fornisce un’interpretazione interessante per l’evoluzione cerebrale umana Il segreto della nostra intelligenza? Il riciclaggio creativo. Alla fine degli anni settanta del secolo scorso,  il Nobel François Jacob lo aveva previsto in alcune memorabili conferenze sull’evoluzione come  bricolage . A suo avviso, la formazione in  Homo sapiens  di una neocorteccia dominante che interagisce con un sistema nervoso e ormonale evolutivamente più antico, rimasto in parte autonomo e in parte sottoposto alla tutela della neocorteccia, somigliava a un accrocco. Quarant’anni dopo scopriamo che questo rimodellamento ha avuto una precisa base genetica, che si manifesta in tutta la sua unicità nel corso della crescita di ciascuno di noi. Quello che infatti contraddistingue il cervello umano è la sua lenta maturazione per quasi due decenni dopo la nascita.  Homo sapiens  è un mammifero più neotenico degli altri, cioè trattiene i caratteri giovanili per un pro...

Geni denisovani

Le popolazioni umane hanno colonizzato quasi ogni angolo della Terra, non di rado insediandosi in ambienti inospitali per una specie di origine africana, adattandosi a condizioni estreme, per esempio temperature assai basse. Il genoma delle popolazioni che ancora oggi vivono in ambienti estremi è d’interesse per la scienza, anche applicata, e spesso  le scoperte sono eclatanti, come quella pubblicata su  Molecular Biology and Evolution  da Fernando Racimo del New York Genome Center e colleghi. I ricercatori sono partiti da due geni, TBX15 e WARS2, che negli Inuit della Groenlandia sono responsabili dell’adattamento a freddo e a una dieta composta principalmente di pesce. Racimo e colleghi hanno confrontato dati genetici di quasi 200 Inuit groenlandesi con quelli di persone di altre parti del mondo, e di uomini di Neanderthal e di denisovani, due specie umane estinte. In questo modo gli autori hanno scoperto che la variante TBX15/WARS2 degli Inuit potrebbe derivare proprio...

L'impronta di virus e tumori nell'evoluzione dei mammiferi

I mammiferi di dimensioni più grandi hanno evoluto efficienti meccanismi per ridurre nel proprio DNA la frequenza di sequenza genetiche di antichi retrovirus, che possono causare tumori. Lo ha dimostrato un'analisi dei genomi di 38 specie di mammiferi, compreso l'essere umano. Il genoma racconta la lunga battaglia dell'evoluzione dei mammiferi contro i tumori. Lo sostiene in un articolo pubblicato sulla rivista "PLOS Pathogens" un gruppo di ricercatori delle università di Oxford, Plymouth e Glasgow che ha analizzato sequenze genetiche di antichi virus nel DNA di 38 specie di mammiferi. La frequenza con cui si presentano queste sequenze virali indica che gli animali di maggiori dimensioni hanno evoluto meccanismi più efficienti con cui controllare l'insorgenza di neoplasie. Occasionalmente, alcuni retrovirus (virus cioè che hanno il patrimonio genetico sotto forma di RNA e che usano un particolare enzima per tradurlo in DNA) chiamati endogeni, i...

Gli studi sul DNA indicano che l’immunità umana ha basi etniche

I ricercatori della Simon Fraser University, nella Columbia Britannica, sostengono di avere scoperto degli indizi secondo cui l’immunità alle malattie può variare a seconda dell’etnia, e quindi potrebbe essere impossibile studiare dei trattamenti efficaci per tutti.  I ricercatori spiegano che la ricerca è basata sul sequenziamento del DNA immensamente ripetitivo del locus delle catene pesanti delle immunoglobuline (IGH) del genoma umano, lungo un milione di nucleotidi, noto da molto tempo come il produttore più prolifico degli oltre 50 geni diversificati che determinano gli anticorpi utilizzati dalle cellule per combattere infezioni e malattie.  “Il tempo confermerà fino a che punto ciò è valido. Ma abbiamo scoperto che alcune sezioni delle sequenze di DNA dei loci delle catene IGH possono essere mancanti o presenti nel genoma di un individuo, e questa variazione può dipendere dall’etnia” ha detto Corey Watson, ricercatore post-dottorato presso la Mount Sinai School ...