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Visualizzazione dei post con l'etichetta decrescita felice

Prima di buttare, pensaci

Il fine vita reale di un oggetto spesso non coincide con il momento in cui il suo possessore decide di disfarsene: la gran parte delle cose che viene gettata nel cassonetto il più delle volte è riutilizzabile, riparabile o pronta per essere smontata e riciclata in parte. In Italia esistono decine di cooperative, associazioni, gruppi informali che si impegnano ogni giorno per modificare il ciclo della vita degli oggetti, intercettandoli prima che raggiungano le discariche. Un lavoro che secondo le normative europee dovrebbe essere svolto dai “centri di riuso” ma che oggi è spesso affidato a esperienze auto-organizzate. “La riduzione e il recupero dei rifiuti hanno una premessa irrinunciabile in un mutato atteggiamento di ciascuno verso le cose della vita quotidiana: cioè in una loro manipolazione più attenta, basata su una maggiore consapevolezza delle loro origini e del loro destino”. Un mondo uso e getta, Guido Viale La cooperativa Reware è nata a febbra...

Resistenza alla bancarotta ecologica

Viviamo tre crisi simultaneamente: ecologica, energetica, finanziaria. Ma tutte e tre hanno un’unica causa: il dominio dell’avidità. Non esiste alcun debito economico, ma solo un debito ecologico con la Natura. Il debito ecologico è la sommatoria di tutti i sovraconsumi accumulati negli anni. Ovvero, eccedere le capacità rigenerative degli ecosistemi sfruttati dall’uomo. La Terra perde una superficie forestale pari a 65 campi di calcio al minuto: la deforestazione miete superficie alberate ad un ritmo di 13 milioni di ettari l’anno. L’uomo ha svuotato mari e fiumi delle varie forme di vita rubando più di quello che Gaia offre. Negli ultimi 30 anni i vertebrati selvatici sono diminuiti del 30 per cento. La salinizzazione colpisce 30 milioni degli attuali 260 milioni di ettari di terre irrigate. Il consumo energetico tra il 1961 e il 2001 è cresciuto del 700 per cento. E stanno per scatenarsi le guerre per l'oro blu. La prossima sete: c'è chi ...

Ci stanno uccidendo lentamente....

Cari avaaziani in tutta Europa, è sicuramente la più grande crisi che la nostra generazione deve affrontare. Se non agiamo ora, sappiamo già che le barriere coralline sono destinate a sparire, gli orsi polari sopravviveranno solo negli zoo e ai nostri figli lasceremo un pianeta disastrato da alluvioni e siccità. Siamo noi la causa del cambiamento climatico ma se facciamo tutti la nostra parte, possiamo ancora salvare il pianeta e noi stessi. In queste ore si stanno incontrando i capi di governo europei per un vertice sul clima. Vanno verso un accordo senza ambizioni e che ignora  tanto il parere degli scienziati quanto tutti i segnali che la natura ci manda in continuazione. Tocca a noi fare in modo che la nostra voce sia più forte delle multinazionali che ci avvelenano dimostrando a chi ci rappresenta che noi cittadini pretendiamo un’azione forte che dimezzi le emissioni inquinanti. Ora basta, dobbiamo impedire...

Tossicodipendenti della crescita

"Siamo diventati dei tossicodipendenti della crescita, un meccanismo che tende a produrre infelicità perchè si basa sulla continua creazione del desiderio. E il desiderio, a differenza del bisogno, non conosce sazietà". (Serge Latouche) Esiste un'alternativa a tutto ciò, e si chiama decrescita felice : sul web si trovano molte informazioni al riguardo. Cercatele!!!

Abbandoniamo l’economia (questo tipo di economia!)

L’unico modo che abbiamo per reagire alle crisi che già ora avvertiamo e che in futuro non potranno che acuirsi, è quello di trovare una soluzione non convenzionale , ovvero completamente al di fuori degli schemi e del modo di agire del dogma economico. La soluzione, infatti, non potrà mai giungere dall’economia, perché l’economia non potrà mai mettere in discussione se stessa e i propri valori. Si può anche pensare di abolire il capitalismo, sostituendo i burocrati agli imprenditori, ma se l’obiettivo rimane quello di aumentare la produzione e il consumo di beni materiali, se l’uomo rimarrà comunque schiavo del lavoro produttivo, se avrà sacrificato la propria creatività, le proprie emozioni e la propria umanità all’aumento senza fine della produzione materiale, allora nella sostanza tutto sarà rimasto come prima. Questa soluzione non convenzionale significa trovare il modo di uscire completamente dal paradigma dell’economia e abbandonarne i valori, perché quei valori ...

La scuola all’incontrario

Quello di cui abbiamo urgentemente bisogno oggi non è tanto quello che ci vuol far credere il Sistema, ovvero di un ottimismo positivista e incosciente, piuttosto di cambiare completamente il nostro modo di pensare e vedere le cose.  L’errore di fondo sta nel fatto che noi generalmente crediamo di aver bisogno di essere educati, di educare i nostri bambini, quando in realtà abbiamo bisogno di essere diseducati: di uscire quanto più velocemente dalla gabbia che il modello di pensiero unico ha costruito su misura per noi.  I percorsi per la diseducazione personale possono essere molteplici e tutti validi. Uno di questi potrebbe essere l’istituzione di centri di disintossicazione, non dall’alcool, dal gioco o dalle droghe, che in fine dei conti sono solo alcuni degli effetti distruttivi della nostra attuale società, ma una disintossicazione dalla cultura dominante, dal mito del progresso, dall’inseguimento frenetico del successo e della crescita. Questi c...