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Visualizzazione dei post da agosto, 2015

Orgoglioso

Sono pochi i giornali che possono permetterselo.  Due giorni dopo aver pubblicato l'inchiesta su Amazon, il New York Times ha ospitato una column molto critica della sua public editor, Margaret Sullivan, secondo cui il quotidiano è stato troppo duro nei confronti dell'azienda di Jeff Bezos. Sullivan ha dato voce alle critiche dei lettori, dipendenti di Amazon e altri giornalisti, che hanno definito l'inchiesta ingiusta e sbilanciata. In particolare, ha rimproverato ai due autori di aver fatto un ricorso eccessivo a fonti anonime, e di aver basato le accuse su una serie di aneddoti e generalizzazioni più che su dati oggettivi. L'impressione di Margaret Sullivan è addirittura che, negli ultimi tempi, il New York Times ce l'abbia con Amazon. Vale la pena di ricordare che la public editor del New York Times risponde alle domande dei lettori sulle scelte del giornale, ma lavora fuori dalla redazione e le sue opinioni sono personali. Però, dato che sono pubblicate su...

La disuguaglianza è la crisi

Pierre Larrouturou aveva ragione: per anni, al contrario della maggior parte degli entusiasti della globalizzazione, il politico ed economista francese ha puntato il dito contro il modello di sviluppo cinese. La spettacolare crescita della Cina, diceva Larrouturou, si basa su un pericoloso eccesso di investimenti e su una gigantesca bolla immobiliare. Ora questa bolla sta per scoppiare. Se la correzione dei prezzi resterà confinata al mercato cinese, i danni saranno temporanei. Il problema è che il crac asiatico avviene nel contesto di un'economia mondiale che dipende dalla liquidità a buon mercato. I mercati lo sanno benissimo, e l'inquietudine si diffonde come un incendio tra gli sterpi. Certo, bisognava soffocare la recessione nata dalla crisi del 2008 con l'espansione monetaria, ma questo rimedio non può funzionare a lungo. A forza di accumulare debiti, i governi sprofondano sotto il loro peso. Per garantire una crescita solida – che sarà comunque inferiore a quell...

Putin ha paura di Oleg Stentosov

Come ai tempi del conte Michail Muravev-VilenSkij, che nel 1863 represse l'insurrezione polacca e fu soprannominato viesatiel (l'impiccatore), la Russia ha sempre mostrato due volti: quello del boia e quello di chi veniva impiccato per il suo impegno nella lotta per la libertà. Negli ultimi anni la Russia ha avuto dei leader che hanno aperto le porte delle carceri e altri che le hanno chiuse. Alla prima categoria appartenevano Michail Gorbacev e Boris Eltsin, alla seconda appartiene invece Vladimir Putin. L'attuale presidente ha restituito al mondo l'immagine del mostruoso potere del Cremlino, delle sue efferatezze, della sua viltà, della sua paura. Il regista ucraino Oleg Sentsov, che aveva partecipato alle proteste di Euromaidan e si era opposto all'annessione della Crimea da parte della Russia, è stato arrestato, picchiato e torturato. Un suo collega è stato costretto con la tortura e con il ricatto a emettere nei suoi confronti una falsa accusa, successivamente...

Figli maschi in dieci punti

Dopo una femmina è in arrivo un maschio. Che novità dobbiamo aspettarci? Mary   Giorni fa dovevo riaccompagnare a casa James, otto anni, e gli ho proposto di prendere la bici di mia figlia. “È rosa?”, mi ha chiesto subito. Per fortuna è rossa. Ma quando ha visto che aveva degli adesivi a fiori mi ha detto “No, preferisco andare a piedi”. Le tue principali scoperte saranno la forza e la velocità con cui il condizionamento sociale spinge un maschio a disprezzare tutto ciò che è femminile, quindi preparatevi a crescere un piccolo femminista. A parte questo, ecco un elenco di novità portate dai figli maschi che ho raccolto online: 1. Avrai chiarissima la differenza tra una ruspa e una scavatrice. 2. Comincerai a pensare che i tatuaggi con scritto “Mamma” non sono poi così terribili. 3. Lo tratterai come un animaletto e dirai cose tipo: “Devo portarlo al parco a farlo correre”. 4. Ti orienterai con incredibile destrezza nell'universo di Guerre Stellari. 5. Avrai i brividi quando si...

Animali organizzati

Certo, siamo animali politici. Certo, siamo animali narranti.  Ma a renderci umani è la capacità di darci un'organizzazione e perfezionarla. Siamo, per dirla con una formula, una specie che ha fatto della sua stessa umanità un problema organizzativo. Basta fare una capatina in un qualsiasi luogo della nostra vita sociale: una scuola, una banca, un giornale, un'università. Se l'istituto funziona dal punto di vista del bene comune, ciò corrobora nei singoli, addetti e utenti, le qualità che in genere fanno di un bipede una persona a modo. Gli ingranaggi ben oliati della vita associata mostrano, in quel caso, di essere parte integrante degli ingranaggi ben oliati della complessa costruzione che definiamo specie umana. Nel caso invece di un istituto non dico disorganizzato, ma con qualche penosa disfunzione – un ospedale per esempio – l'umanità dei singoli entra in un allarmante mutazione. Il gesto tende alla zampata, la parola al ringhio, una minoranza di utenti spacc...