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Visualizzazione dei post da maggio, 2015

Il proto-cristianesimo in Cina

Gentili esperti di religioni di NonCredo, vi leggo da anni ed apprezzo notevolmente la vostra apertura, specie nell'ultimo anno, al pensiero etico-filosofico-religioso-spirituale che l'Oriente, fondamentalmente India e Cina, hanno saputo trasmetterci consentendoci di riflettere sul settarismo dogmatico del monoteismo imperante in Occidente, compreso quel surrettizio conato di appropriazione che muove il cristianesimo verso, sarebbe meglio dire contro, ogni mezzo culturale e spirituale che l'uomo nella sua storia ha sentito e prodotto. Mi ha introdotto a scrivervi il testo di un noto intellettuale, Pietro Citati, che su un grande giornale nazionale ha pubblicato un articolo che verte sulle prime “pillole” di cristianesimo giunte in Cina quasi un millennio prima di Marco Polo. Egli scrive: “In Cina esisteva una profonda tendenza alla ibridazione religiosa: il buddhismo, giunto in Cina, si aprì alla espressione filosofica taoista e se ne lasciò fecondare, e il manichesimo si ...

L'odio religioso non ha pari

Di questi tempi si fa un gran parlare delle stragi e delle crudeltà di matrice integralista musulmana in Medio Oriente, e per fortuna se ne parla!, però mai viste come la risultante dell'odio prodotto dalle religioni: sunniti contro sciti o cristiani o turcomanni, yazidi ecc. Non è né pura guerra né lotta politica ma frutto del separatismo sviluppato e fomentato dalle religioni. Eppure in Europa lunga è la lista delle persecuzioni religiose che hanno sconvolto il nostro continente per secoli. E forse dovremmo ricordare la crudeltà dei cristiani quando, con tanto di croce in petto, fecero stragi volute in quella parte del mondo, dalla prima crociata a Gerusalemme alla quarta a Costantinopoli. Possibile che tutti i commentatori dei grandi giornali e tv italiani siano tanto fiancheggiatori filo-clericali da sorvolare o ignorare i nessi tra religioni e odio tribale? Renata V. Sono d'accordo con lei. L'onda emotiva si accanisce sulla decapitazione, forse perché operata bru...

La battaglia delle maiuscole

Insomma, mettetevi d'accordo: voi da sempre scrivete la parola “dio” con l'iniziale minuscola, ed un paio di volte ho letto su NonCredo le vostre motivazioni al riguardo che trovo rispettabilissime anche se non necessariamente condivise. Poi leggo su un grande quotidiano un articoletto fatuo a firma Antonella Baccaro, argomento: i vestiti tristi. Banalità, comunque. E ci trovo questa frase che mi ha fatto pensare a voi: “Se il Dio delle lavatrici esistesse...” ecc, parlando poi di canottiere. Ora, se la parola “dio” minuscola gioca al risparmio, mi sembra che il “Dio” delle lavatrici con la maiuscola sia uno sberleffo alle religioni, una provocazione non soltanto letteraria, una dimostrazione che la parola stessa è ormai soltanto residuale di ciò che ha voluto essere per secoli. Insomma, trash. Benedetta V. Credo che quando una qualsiasi parola “importante” arriva ad essere così banalizzata anche graficamente, vuol dire che ha concluso il suo ciclo semantico e filologico...

Scandalo Caritas: i pm indagano su una truffa da 4 milioni ai danni degli immigrati e dello Stato

Si allarga l'indagine che coinvolge anche il sacerdote Vincenzo Federico. La replica: "Accuse surreali". Otto indagati, oltre un milione e mezzo per la onlus di Pozzuoli “Un’ala di riserva”, almeno altri tre milioni per i centri legati alla Caritas di Teggiano-Policastro e guidata dal sacerdote, nonché Cavaliere della Repubblica, don Vincenzo Federico: oggi primo inquisito eccellente dell’inchiesta della Procura su presunte frodi e truffe a danno degli stranieri, e dello Stato. Si allarga lo scandalo dei “pocket money”, la paga giornaliera degli immigrati che sbarcano dai barconi e vengono sistemati nelle più diverse struttute territoriali. Quel “buono” che gli stranieri dovrebbero spendere solo per qualche pasto e generi di immediata necessità (dagli indumenti intimi al dentifricio, alle schede telefoniche) vale 2,50 euro a persona. E, stando alle ricostruzioni dell’accusa, i pm Raffaello Falcone e Ida Frongillo, con il coordinamento del procuratore agg...

Nucleare, scorie militari: mistero sul quantitativo e sullo smaltimento

Movimento 5 Stelle all'attacco. Con un'interrogazione al Senato. Per sapere che fine fanno i rifiuti radioattivi. Quelli prodotti dal reattore di San Piero a Grado gestito dalla Marina. Ma anche gli altri dell'intero sistema della Difesa. Che dovrebbero finire comunque nel futuro Deposito nazionale. “Dubbi sulla sicurezza ed elevato impatto sui costi". Che fine fanno i rifiuti radioattiv i prodotti dalle nostre forze armate ? E, soprattutto, quanto ci costa e chi vigila sulla sicurezza delle procedure di smaltimento ? Domande poste dal Movimento 5 Stelle e che, nonostante reiterati solleciti, non hanno avuto finora altra risposta che il silenzio . Sebbene risalga ormai a quasi tre mesi fa l’interrogazione presentata al Senato dai grillini ai ministri della Difesa , dello Sviluppo economico e della Salute . «Aspettiamo informazioni – spiega a ilfattoquotidiano.it il primo firmatario, Gianni Girotto – ma da quello che sappiamo i ministeri interessati st...

Scorie nucleari: vergogna per la politica, minaccia per la sicurezza pubblica

I cittadini di Roma non lo sanno, ma tra i tanti primati che vantano ce n’è uno che sicuramente gli abitanti  delle altri capitali non gli invidiano: quello di avere nella propria cintura urbana, al XX municipio per la precisione, località  Osteria Nuova , uno dei più grandi depositi di scorie nucleari del mondo . Non proprio una cosa rassicurante, come ebbe a riferire in una commissione parlamentare dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 persino un personaggio prudente come l’allora capo del servizio segreto militare (Sismi) Nicolò Pollari, secondo il quale anzi quel deposito costituiva un punto critico per la sicurezza e non solo per quella di Roma. Non si trattava allora, come non si tratta oggi, di una esagerazione. Nel centro ricerche Enea della Casaccia ospitato in quel municipio, in una mezza dozzina di immensi capannoni,  sono infatti custoditi circa 7 mila metri cubi di rifiuti radioattivi frutto della nostra fallimentare avventura nuclea...

Nuova Fiera di Roma: costata 355 milioni, crolla per i debiti e i danni strutturali

Inaugurato appena nel 2006, il polo fieristico romano è sull'orlo del fallimento: 200 milioni i soldi da restituire ai creditori. L'area della vecchia fiera, che serviva per pagare i fornitori, non è stata mai venduta. E la nuova? Alcuni padiglioni sono inagibili, come mostra il Fatto.it, e servono ulteriori 100 milioni per i lavori di consolidamento. Intanto 23 dipendenti rischiano il licenziamento. Qual è il destino della  Nuova Fiera di Roma ? Il sogno Veltroniano, un investimento di  355 milioni di euro  per il polo espositivo della Capitale che doveva competere con le maggiori realtà fieristiche europee sta per crollare sotto il peso dei debiti – arrivati a 200 milioni, di cui  70 milioni d’interessi con Banca Unicredit  – e dei pesanti danni strutturali dei padiglioni. Ora Fiera di Roma è in procedura prefallimentare: “ Se entro luglio non troviamo i soldi per pagare i fornitori, falliamo ”, dice lapidario  M...

Armi, Made in Italy che vola: “Export 30 milioni in aree in guerra del Nord Africa”

Secondo l'ultimo rapporto dell'istituto "Archivio Disarmo" dal titolo "Armi leggere, guerre pesanti", nel 2014 le esportazioni italiane di pistole, fucili e carabine sono state pari a 453 milioni, lievemente inferiori al 2013, ma superiori alla media del decennio. Proprio nel momento in cui si prepara un intervento armato in Libia di cui l'Italia dovrebbe assumere il comando, l'eventuale coalizione internazionale potrebbe trovarsi puntati contro armamenti fabbricati nella Penisola. Dal profondo Nord della Val Trompia , terra di fabbriche di armi e di leghisti, non si è mai interrotto il flusso di pistole , fucili e proiettili verso quelle parti dell’ Africa che ribollono di tensioni e conflitti e da cui fuggono a decine di migliaia i disperati che cercano di scampare alle carneficine. Anche l’anno passato, con la Libia dilaniata dalle faide tra clan e senza più un potere centrale riconoscibile, e il resto del Maghreb , dall’ Algeria ...