Per Veronelli la scienza non ha ancora occupato lo spazio, né si intuisce possa farlo, delle infinite metamorfosi del vino. Un pensiero ecologico radicale per un'epoca, come quella degli inizi degli anni '60 del secolo scorso, in cui l'industrialismo marca le sorti ineluttabili e progressive del genere umano: «vi è qualcosa che sfugge, qualcosa che noi solo conosciamo, con cui solo noi comunichiamo, noi che amiamo il vino: la sua anima. Ha origine dalla pianta simbolica, la vite. È coltivato e non fabbricato come le cose inerti. È soggetto a mille condizioni naturali prima di venire alla luce; un giorno nasce e subito ha bisogno di attente cure; solo attraverso pericoli ed esperienze giunge alla maturità, per poi declinare e, più vecchio, morire. Un ciclo che è di ogni creatura 1 ». Ed è proprio in quel contesto che fa la sua apparizione la famosa frase di Luigi Veronelli cui «il peggior vino contadino è migliore del miglior vino industriale». Non perché, come erronea...
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